Una piccola nota su un sondaggio di IPR Marketing per il Tg3 di ieri.
Il sondaggio ha scorporato il voto di Camera e Senato che, con l’attuale legge elettorale ed i relativi premi regionali (per il Senato), risulta abbastanza diverso e decisivo per diversi aspetti.
Alla Camera la situazione sarebbe la seguente:
PD 31
SEL 4,0
CENTRO DEMOCRATICO 1,5
TOTALE COALIZIONE BERSANI
36,5
PDL 18,0
FRATELLI D’ITALIA 1,5
LA DESTRA 2,0
LEGA NORD 5,0
ALTRI DI CD (MIR+GRANDE SUD+PID+INTESA POPOLARE) 2,0
TOTALE COALIZIONE BERLUSCONI
28,5
UDC 3,5
FLI 1,5
SCELTA CIVICA CON MONTI 10,0
TOTALE COALIZIONE MONTI
15,0
LISTA INGROIA RIVOLUZIONE CIVILE 4,0
MOVIMENTO 5 STELLE 12,0
FERMARE IL DECLINO 1,0
PANNELLA BONINO 1,5
ALTRI PARTITI 1,5
TOTALE
100,0
ASTENUTI
25,0
INDECISI
15,0
E fin qui, nulla di nuovo. Per quanto possano avere una forbice più o meno alta, quasi tutti i sondaggi rispecchiano questi equilibri. Penso solo che ci siano alcune percentuali da sistemare: Sel secondo me vale il 4,5%, la Lega il 6%, Monti il 9% e ritengo anche che Pd e Pdl alla fine potrebbero coagulare altri voti utili. Inoltre ritengo sovrastimati i dati di “Fratelli D’Italia” e di “Centro Democratico”, che penso arriveranno all’1% massimo. Detto ciò, la distanza tra i tre schieramenti rimane quella: intorno al 36-38% il centrosinistra, 14-15% per il centro montiano e al 27-29% il centrodestra, più i grillini al 12% (io li vedrei intorno al 10%, ma ho sempre sbagliato dandogli meno voti di quelli che prendevano poi alle tornate amministrative).
La parte interessante è quella legata ai sondaggi per il voto al Senato in quattro regioni decisive (che potremmo chiamare, all’americana, gli ”swinging districts”), ovvero Veneto, Lombardia, Campania e Sicilia. In breve: se il cartello di Bersani si afferma per bene in queste regioni, avrà una maggioranza salda, altrimenti al Senato sarà difficile avere una maggioranza letteralmente intesa. Più il centrosinistra conquista queste regioni, più ci sarà un governo stabile (mantenendo alla Camera risultati come quelli precedentemente esposti), più ne vince il centrodestra, più gli equilibri si sposteranno verso un’ingovernabilità pura con maggiore ruolo dei centristi montiani (che fanno il tifo proprio per questo scenario).
IL VOTO IN VENETO
VOTO %
COALIZIONE BERSANI 33,0
COALIZIONE BERLUSCONI 41,0
COALIZIONE MONTI 12,0
ALTRE COALIZIONI 14,0
IL VOTO IN LOMBARDIA
VOTO %
COALIZIONE BERSANI 35,5
COALIZIONE BERLUSCONI 35,0
COALIZIONE MONTI 13,0
ALTRE COALIZIONI 16,5
IL VOTO IN CAMPANIA
VOTO %
COALIZIONE BERSANI 35,0
COALIZIONE BERLUSCONI 32,0
COALIZIONE MONTI 18,0
ALTRE COALIZIONI 15
IL VOTO IN SICILIA
VOTO %
COALIZIONE BERSANI 34
COALIZIONE BERLUSCONI 33,5
COALIZIONE MONTI 13,0
ALTRE COALIZIONI 19,5
Come vedete, la partita è abbastanza aperta.
In Veneto è sicura la vittoria con premio relativo per il centrodestra.
In Lombardia e Sicilia il centrosinistra è avanti mezzo punto, in Campania è a più tre punti percentuali.
Date quindi per scontate le vicende venete e campane (dove in effetti, anche storicamente, un trend di questo tipo è verosimile), rimangono apertissime le sfide in Lombardia e Sicilia. Le regionali hanno fatto vedere che il centrosinistra ha possibilità in Sicilia, ma molti elettori del centrodestra non hanno proprio votato alle ultime amministrative: il successo di Crocetta è infatti ricordato come il successo nel deserto del non voto. In Lombardia, fortino una volta inespugnabile, il centrosinistra ha addirittura vinto la corsa al sindaco di Milano con Pisapia, non proprio uno del Pd.
La giostra è in corsa e il centrosinistra deve aggrapparsi a quei miseri zerovirgola, pena un governo nato male, anche perché fare un 2-2 servirebbe a poco. Per poter riuscire ad avere una maggioranza abbastanza solida si necessita almeno del 3-1.